domenica 24 giugno 2012

W le tasse!


Vi aspettiamo Mercoledì 27 Giugno 2012 alle ore 20.45 al Centro di Pubblica Utilità di Vò, sala D per discutere, conti alla mano, di come Ceron e la sua banda triplicheranno l'IRPEF e aumenteranno l'IMU senza prima tagliare le spese inutili.


domenica 17 giugno 2012

Se le illusioni...


Giovanni Sartori ci delizia con questo articolo, dal Corriere.



Se le illusioni volano in Rete

Mi sono sempre chiesto se Berlusconi leggesse qualcosa. Finalmente ho scoperto che studia i comizi di Grillo (cito Verderami sul Corriere di sabato scorso). Studia nel senso che passa almeno un paio di ore al giorno a visionare i suoi filmati e a leggere testi del suo blog. A detta di Verderami, il Cavaliere lo ritiene «la sua brutta copia». A me non sembra, ma non importa. Importa che Berlusconi si proponga di surclassarlo e di batterlo al suo gioco. E se così fosse prenoto sin d'ora un posto in prima fila per lo spettacolo.
Berlusconi ha capito per primo la forza politica della televisione, e difatti se ne è anche impadronito. Grillo ha capito a sua volta la forza dei blog, e piano piano ha fatto breccia usando questa nuova tecnologia «povera». Ma Berlusconi è arrivato al governo, e ha governato perché ha anche costruito un partito che per quanto «liquido» e mai denominato tale, resta pur sempre un partito, mentre Grillo non costruisce niente.Dichiara a Gian Antonio Stella (su Sette dell'1 giugno): «Diventi un partito quando discuti della struttura. Non va bene. Bisogna discutere all'aperto, con i cittadini. Facciamo l'iperdemocrazia... e il Parlamento deve avere l'obbligo di discutere le leggi popolari che vengono presentate». Presentate da chi? Formulate da chi? In attesa di saperlo, il discorso poggia sul vuoto, poggia pressoché sul nulla.
Però di quel nulla Grillo è il padre-padrone. Per questo rispetto, Grillo è come Bossi, o persino più padre-padrone di Bossi (pre ictus, si intende). Il recentissimo caso di Parma è esemplare. Il nuovo sindaco è un grillino, Federico Pizzarotti. Potrà essere un bravo sindaco che farà, imparerà a fare, il mestiere «pulitamente». Ma anche a lui occorre uno staff . Così appena eletto si propone di nominare Valentino Tavolazzi direttore generale del Comune. La persona è specchiata e, a quanto pare, stimata. Ma il povero Tavolazzi si è permesso, in passato, di esprimere qualche blanda critica su Grillo. E così niente da fare: Grillo pone il suo veto e fa sapere al suo sindaco che il movimento delle Cinque Stelle lo avrebbe sconfessato. Pizzarotti ha dovuto trovare un pretesto per obbedire. Ma l'episodio è, nel suo piccolo, gravissimo.
Il grillismo, nella predicazione del suo capo, è un insieme di critiche quasi sempre ovvie e anche fondate, e di proposte che sono invece troppo spesso o sballate o imbecilli o soltanto demagogiche.
Poco male, dicevo a me stesso. Di una nuova generazione «pulita», anche se impreparata, il Paese ha molto bisogno. E il grillismo, così come ha già fatto il leghismo, potrà fornire soprattutto a livello di Comuni medio-piccoli bravi sindaci e bravi amministratori. Vedi il leghista Flavio Tosi, sindaco di Verona. Ma né Bossi né Grillo possono allevare una classe di governo. Loro sono i primi a non avere nessunissima idea delle complessità nelle quali i governi dell'Occidente si trovano oggi invischiati. Cacciare i politici «ladri», questo sì; ma portare al potere centrale brave persone che però non sanno nulla e sui quali Grillo si propone anche di comandare, questo no. So che così dicendo mi metto fuori gioco. Pazienza. Lo sono già per meriti dì età. 
15 giugno 2012

Il culto dello sportello



Questo emblematico articolo a firma del grande Prof. Ugo Bardi, ci fa notare l'assurdo nel vivere quotidiano, o, in parole più tecniche, i rendimenti decrescenti della complessità, applicabili a tutti gli uffici pubblici, comune compreso.


L'edificio della motorizzazione civile sorge a una certa distanza dalla città. E' isolato nella piana; una specie di castello di Dracula trapiantato direttamente dalla Transilvania. Ci arrivo con la lettera che mi hanno spedito in cui mi minacciano di varie orrende pene e sanzioni se non gli fornisco prova che sono in possesso del libretto di circolazione della mia vecchia 500, datata 1965.

Nello stanzone dopo l'ingresso c'è una fila di sportelli, ognuno con la sua coda. Ci sono vari cartelli che descrivono cosa si fa a ciascuno sportello, ma nessuno che preveda l'esibizione di un vecchio libretto di circolazione. Non esiste un ufficio informazioni - tanto vale che mi faccia la coda di uno degli sportelli a caso. Scelgo quello dove si rinnova la patente. Arrivato finalmente allo sportello, l'impiegato mi dice che quello non è il posto giusto (grazie, lo sapevo!). Per fortuna, me ne è capitato uno gentile che fa una piccola ricerca chiedendo ai colleghi e poi mi dice di presentarmi all'ufficio xx al primo piano.

L'ufficio xx è attrezzato in modo interessante. Entrando dalla porta, ti trovi di fronte a una scrivania sopraelevata su un gradino in legno, che serve anche da barriera per impedire che il malcapitato utente violi il sacro spazio riservato agli impiegati. Mi fanno aspettare un po', per ribadire ancora di più la mia posizione di misero questuante. Poi arriva una signora che si siede alla scrivania sopraelevata, torreggiando su di me un po' come succedeva davanti ai banchi delle vecchie macellerie.

Le allungo il libretto della mia 500. Lei lo guarda e mi dice "mi deve fare una fotocopia". Mi azzardo a dire, flebilmente, "se fosse così gentile da......" Scuote la testa senza lasciarmi scampo. "C'è la macchina fotocopiatrice a pagamento al piano terra."

Al piano terra, giro a lungo per cercare di localizzare la fotocopiatrice, per la quale non sembra esistere nessuna indicazione. Finalmente, noto un tizio con dei fogli in mano che esce moccolando da una stanza. Dentro quella stanza, c'è una fotocopiatrice che sembra un reperto archeologico risalente ai palafitticoli che abitavano la piana in epoche remote. Mi provo ad utilizzarla e scopro subito il perché dei moccoli dell'utente precedente. Se metti 20 centesimi nella fessura apposita, la macchina emette alcuni pietosi rantoli ma non fa nessuna fotocopia. 

Mi dedico per qualche minuto alla mia dose di moccoli, poi domando a un tale che passa di li'. Lui mi indirizza al bar, un chilometro più avanti, dove hanno una fotocopiatrice. Riprendo la macchina e mi ci fiondo - tanto vale a questo punto farsi un caffè. Mentre sorseggio, mi domando se il gestore del bar non si dedichi per caso al sabotaggio della fotocopiatrice della motorizzazione per lucrare sulle fotocopie. Se è così, oggi ha esagerato con i sabotaggi. Non funziona nemmeno la fotocopiatrice del bar. 

Dopo ulteriori moccoli - ritorno alla fotocopiatrice paleolitica della motorizzazione. Lì, ci trovo altra gente che ha messo i 20 centesimi e stanno tutti moccolando in coro. Apro la maledetta macchina, tiro fuori i rulli, li libero dei pezzi di carta semi-bruciacchiati che li bloccavano. Richiudo il tutto, invoco brevemente gli Dei dei palafitticoli, premo un po' di bottoni a caso e - miracolo - funziona. Ricevo anche le lodi dei presenti per la mia azione di riparazione!

Porto la fotocopia all'ufficio al primo piano dove la tizia mi fa aspettare un altro po', poi arriva a torreggiare ancora sopra di me. Mi guarda forse un po' sorpresa che io sia sopravvissuto all'ordalia. Timbra qualcosa sul foglio ed è tutto finito. Una mattinata intera persa per una cosa che si poteva fare in 30 secondi via fax o via mail.

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Questa storia di una mattinata di ordinaria follia all'Ufficio della Motorizzazione civile è avvenuta l'anno scorso. E' una storia che direi tipica del "culto dello sportello" che ci sta affliggendo. Vi potrei raccontare altre storie di mattinate e mattinate perse stando in coda per avere udienza da un tale (o una tala) dietro uno sportello che ti chiede poi cose che dovrebbe già sapere (tipo il tuo codice fiscale) e che ti fa riempire moduli che potresti riempire tranquillamente a casa tua e mandare per posta.  (*)

Il tempo e le risorse perse in questa impresa assurda sono cose che non so quantificare; ma sono sicuramente ben oltre il ragionevole. Sembrerebbe che questo "culto dello sportello" sia un risultato necessario di quello che Joseph Tainter chiamava "i rendimenti decrescenti della complessità" che alla fine genera il collasso delle società umane. Se è così, è un'ulteriore indicazione di come ci stiamo distruggendo con le nostre stesse mani.




* Nonostante qualche lodevole tentativo da parte dei vari governi di semplificare la burocrazia, non sembra che si siano ottenuti risultati visibili. L'avvento di internet ha, se possibile, peggiorato le cose. Provate, per esempio, a cercare di far qualcosa con il sito dell'INPS - la procedura di identificazione è di una complessità spaventosa: più che di un ufficio al servizio del cittadino sembra degna del NORAD (il comando di difesa strategica degli Stati Uniti). Provateci con il sito dell'Agenzia delle Entrate, e vedrete che anche quello richiede una procedura di identificazione pazzesca, per poi spesso dirvi dopo un gran numero di passaggi che quello di cui avete bisogno lo potete fare soltanto - indovinate! - allo sportello. 

Vi faccio un esempio di una cosa che mi è capitata negli ultimi giorni. Per richiedere un duplicato di una tessera sanitaria on line, dovete fare una procedura di identificazione con l'agenzia delle entrate che sembra inventata da un comitato messo su dalla CIA e dall'FBI insieme. Alla fine vi prende lo scoramento e rinunciate. Se invece andate allo sportello della ASL, l'impiegata annoiatissima non vi chiede nemmeno chi siete. Preme un bottone e vi dice: "ti arriva a casa entro qualche giorno". Facilissimo, ma ha richiesto un'oretta di coda prima di arrivare allo sportello.

Tutto questo è un'azione di sabotaggio diretta appositamente contro l'uso di internet da parte del cittadino? Sarò complottista, ma ho qualche sospetto. 

mercoledì 13 giugno 2012

Siamo alla frutta (per chi non se ne fosse accorto)


Buona lettura.


Giochi pericolosi e calcoli miopi

La metafora del ballo nel salone delle feste del Titanic è logora, ma non so trovarne una più adatta a rappresentare il comportamento dei nostri partiti in questo momento. E sto parlando dei partiti «responsabili», di quelli che appoggiano il governo Monti. Degli altri, di quelli che lo contrastano in Parlamento o lo criticano dal di fuori, lucrando sul disagio e la disaffezione dei cittadini, non vale la pena di parlare e il giudizio più indulgente che si può dare di loro è che non hanno capito nulla della crisi drammatica in cui versiamo: se avessero capito, il giudizio dovrebbe essere molto più severo. Ma torniamo ai partiti «responsabili»: siamo sicuri che almeno loro abbiano un'idea realistica della gravità della situazione, della possibilità di una catastrofe imminente, di un collasso dell'euro e di una depressione economica mondiale? Da come si stanno comportando, non si direbbe.
Non mi riferisco agli episodi di cattiva politica appena denunciati dalle cronache, dal «salvataggio» del senatore De Gregorio alle discutibili nomine delle autorità indipendenti: episodi rivelatori, che rafforzano il disprezzo dei cittadini ma non incidono più di tanto sul giudizio che i mercati o le autorità sovranazionali possono dare del nostro Paese. Mi riferisco soprattutto all'insofferenza crescente che Pdl e Pd manifestano verso il sostegno al governo Monti. Per il Pdl l'ha denunciata con ammirevole chiarezza Schifani, per il Pd Bersani si è affrettato a smentire un'incauta (?) dichiarazione del responsabile per l'economia del suo partito: è chiaro però che il sostegno al governo, per entrambi i partiti, non sta scritto nelle Tavole della Legge ma costituisce un'opzione revocabile, soggetta a calcoli di opportunità politico-elettorale. Ma perché poi, un sostegno di legislatura, dovrebbe stare scritto nelle Tavole della Legge? Se il governo Monti, a giudizio di una parte significativa dei partiti che lo sostengono, non affronta in modo adeguato la situazione di emergenza in cui ci troviamo, perché trascinare questa situazione sino alla prossima primavera? Forse che gli spagnoli, pochi mesi fa, non hanno affrontato elezioni e cambio di governo senza conseguenze traumatiche?
Proprio il confronto con la Spagna ci può aiutare. Anzitutto la situazione internazionale era allora meno instabile e i risultati delle elezioni meno preoccupanti: in un sistema istituzionale così bene assestato com'è quello spagnolo, sicuramente avrebbe vinto un partito «ragionevole», che avrebbe seguito le indicazioni delle istituzioni europee e ascoltato con attenzione i messaggi dei mercati. Al di là dei pericoli che incombono sull'eurozona, in Italia neppure sappiamo con quale legge elettorale andremo a votare e quali partiti e coalizioni si presenteranno, con il rischio sempre più forte di un successo straordinario di partiti o movimenti «irragionevoli». Ci sarebbe però una certezza: che Mario Monti, sfiduciato, non sarebbe più presidente del Consiglio.
In un momento in cui tutte le decisioni cruciali si prendono in Europa o a livello internazionale, privarsi dell'unica risorsa che abbiamo non sarebbe solo un errore - rovescio intenzionalmente la famosa battuta di Talleyrand - sarebbe un crimine: chi possiamo mandare a trattare con la Merkel, o con Obama, o con Hollande tra i potenziali primi ministri che uscirebbero da elezioni anticipate? Ma stiamo scherzando?
Purtroppo non stiamo scherzando e vorrei essere chiaro in proposito. Vedo anch'io le difficoltà di questo governo, la sua fatica a prendere decisioni che incidano in profondità sui guasti del nostro Paese. È un governo nato debole e compromissorio - non credo che Monti, lasciato libero di decidere, si sarebbe preso tutti i ministri e sottosegretari che ha dovuto accettare - e ora, dopo una brillante partenza, è semiparalizzato dai conflitti della sua maggioranza e dall'inadeguatezza di alcuni suoi ministri. Potrebbe fare di più? Forse, e le scelte appena compiute sulla Rai dimostrano che uno spazio esiste: i commentatori indipendenti, anche se talora possono apparire ingenerosi e impolitici, è bene che continuino a ricordare lo scostamento che esiste tra quanto si fa e quanto si dovrebbe fare. Ma per colmare questo spazio, per piegare i partiti e gli interessi, Monti dovrebbe minacciarli con la bomba atomica delle sue dimissioni, se essi frappongono ostacoli al processo di riforma. Sarebbe una minaccia credibile? Ne dubito.
I partiti, l'abbiamo appena notato, la bomba atomica la stanno maneggiando con noncuranza loro stessi e anche i più cauti tra i loro leader scommettono sul fatto che Monti e Napolitano sono troppo responsabili per innescare quell'ordigno infernale allo scopo di spuntare riforme che i partiti non gradiscono. E dunque tirano la corda, con gli effetti che abbiamo sotto gli occhi.
11 giugno 2012 | 10:53