giovedì 30 giugno 2011

Il federalismo che non funziona



Federalismo all'Italiana


La virtù non è compresa nel prezzo. Anzi, come si diceva, «soldi e santità, metà della metà». Anche con il federalismo fiscale non c’è niente di scontato. Molti hanno voluto credere che semplicemente con l’approvazione della legge 5 maggio 2009, appunto sul federalismo fiscale, avremmo pagato tutti meno tasse, almeno noi veneti. Poi le cose sono andate diversamente, perché la pressione fiscale è aumentata e aumenterà grazie a questa nuova legge, per la quale si è adoperato il ministro Calderoli, già autore del famoso «porcellum» (legge elettorale). Ma questo si sapeva, perché lo scopo della ormai famosa legge era quello di rendere gli amministratori locali responsabili di fronte ai propri cittadini, mettendoci in condizione di giudicare se ci sia corrispondenza tra le imposte pagate e i servizi erogati. Non quello di farci pagare meno tasse. Per raggiungere questo obiettivo bisognava aggiungerci la virtù. Che evidentemente ha ancora da venire, se qualche soldino in più dovremo tirarlo fuori. Non molto a dire il vero, ma pur sempre qualcosa.
Cinque province del Veneto si apprestano ad aumentare del 30% la quota di pertinenza regionale nei premi RC auto. Poi c’è l’addizionale regionale Irpef, prima abolita, quindi rapidamente reintrodotta. Ai comuni mancano le entrate dell’Ici, così, di riffa o di raffa, dovranno aumentare o introdurre qualche imposta, più o meno esplicita. Perché il federalismo fiscale, che è stato approvato è solo una «favola», così l’ha definito un tipo tranquillo, oltre che uno studioso, quale è Piero Giarda. E questo non ce l’hanno forse spiegato per benino. La legge del 2009 infatti ha lasciato il vecchio sistema di finanza pubblica praticamente invariato. A questo si è sovrapposta come fa un vestito nuovo su un manichino, la sostanza è rimasta quella di prima. È difficile far funzionare un sistema fiscale decentrato in un quadro centralizzatissimo. Ci viene il dubbio che la riforma fosse una battaglia più nominale che sostanziale, ma si sa noi pensiamo male. In ogni caso non si spiega come, ad esempio, la quota di finanziamento autonomo degli enti decentrati sia ancora molto bassa, all’incirca il 49% della spesa totale. Che razza di autonomia è quella in cui raggiungere il pareggio dipende da «Roma ladrona»?
La riforma federalista poi si è fermata fuori dalla porta delle regioni a statuto speciale, che continuano a spendere e spandere, senza tener conto dell’andamento generale del resto del paese: basti pensare che la spesa procapite del personale delle amministrazioni regionali nel Veneto è pari a 31 euro contro i 2.162 della Valle d’Aosta o i 2.040 delle Provincia Autonoma di Bolzano (media nazionale 109 euro). Non è quindi questione di essere favorevoli o contrari al federalismo fiscale. Parliamo di questa legge che, ancorché di ispirazione leghista, sembra fatta, come si dice, «all’italiana»: una bell’etichetta, ma la sostanza è tutt’altra. In questo momento non ci volevano certo nuovi strumenti che aumentassero, direttamente o indirettamente, la pressione fiscale sui cittadini. Poi c’è il discorso della virtù: questo federalismo la dà per scontata, pensa dei nostri amministratori come persone naturalmente virtuose, che avrebbero saputo risparmiare e migliorare i servizi senza aumentare le spese. Invece la virtù non è una cosa facile e, soprattutto, non va proclamata, caso mai praticata.
Sergio Noto
29 giugno 2011

martedì 14 giugno 2011

Serata CIS


Questa sera siete tutti invitati!

giovedì 19 maggio 2011

Manifesti repubblichini





Pubblichiamo l'interrogazione presentata pochi giorni fa e che verrà discussa nel consiglio comunale di mercoledì 25 maggio alle 20.30 in seconda convocazione.
Chiediamo che venga chiarita la posizione del Sindaco in merito al contenuto del volantino “repubblichino” affisso a Brendola lo scorso 25 aprile, di cui si è ampiamente discusso.



Lo scorso 25 aprile a Brendola sono stati affissi nelle bacheche pubbliche alcuni volantini inneggianti alla Repubblica di Salò.
Gli autori del gesto, nel fare ciò, hanno talvolta strappato, talvolta coperto i manifesti con il programma delle celebrazioni per la Festa della Liberazione.

Sui giornali dei giorni seguenti abbiamo letto le seguenti dichiarazioni:
  • Il Giornale di Vicenza, 26 aprile, Sindaco Ceron: “Nel rispetto della storia, tutte le diverse posizioni hanno uguale cittadinanza, da una parte o dall'altra che siano, ma facendo attenzione a non ledersi a vicenda».
  • Il Giornale di Vicenza, 26 aprile, Vicesindaco Meneghello: «È stato un gesto stupido. Chi è in contrapposizione può mettere i propri manifesti senza strappare quelli altrui.”
  • Corriere del Veneto, 26 aprile, Sindaco Ceron: “La storia va rispettata, potevano starci entrambi i volantini. Ma mettere i fogli “repubblichini” sopra a quello del Comune è segno di inciviltà.”
  • Il Giornale di Vicenza, 1 maggio, Sindaco Ceron: “Deploro fortemente l'atto di strappare il nostro manifesto perpetrato nottetempo da ignoti che nulla hanno a condividere con questa manifestazione e con il ricordo del 25 aprile di 66 anni fa.”

Chiediamo a Sindaco e Vicesindaco, che giustamente hanno condannato l’accaduto, di esprimere una chiara e precisa posizione anche in merito al contenuto degli scritti, riconoscendo nei volantini repubblichini la volontà di inneggiare al fascismo, contraria alla normativa italiana.

Ricordiamo a tal proposito che il reato di apologia del fascismo è previsto dalla legge 20 giugno 1952 n. 645 che all'art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Il Vice Sindaco si deve dimettere!


A firma di Progetto Civico per Brendola e Brendola Viva, questo l'articolo sui fatti relativi a Stefano Meneghello uscito su InPaese di Maggio 2011.



Le opposizioni chiedono al Vice Sindaco di rassegnare le proprie dimissioni. Crediamo fermamente che una persona condannata da un Tribunale Penale per reati contro l’ambiente non possa rimanere a rappresentare il paese. Ci chiediamo anche come i consiglieri di maggioranza e l’assessore all’ambiente possano accettare che la seconda carica del paese rappresenti ancora Brendola ed i propri cittadini dopo quanto accaduto. Questo giudizio è venuto dopo le elezioni, quindi senza che gli elettori potessero esprimere una propria opinione in merito. Se alle prossime elezioni vorrà ricandidarsi e troverà il consenso per essere rieletto nessuno  avrà molto da dire, ma ora NO. Il Vice Sindaco si deve dimettere. Non può più rappresentare il nostro paese. Ad aggravare la posizione le recenti affermazioni che abbiamo letto sulla stampa relativamente alle locandine che richiamavano la Festa di Liberazione del 25 Aprile nel nostro paese. Senza dilungarci su quello che riteniamo come un atto insulso ed incivile, che richiama a momenti nefasti in cui le persone erano sottomesse ad un regime totalitario che negava anche la più banale libertà di espressione, ci limitiamo a ricordare che l’apologia al fascismo in Italia, caro il nostro Vice Sindaco, è ancora per nostra fortuna reato (… e questo lo ricordiamo anche ai poveri esecutori dell’insulso atto). È quindi quantomeno deprecabile dichiarare che “ Chi è in contrapposizione può mettere i propri manifesti senza strappare quelli altrui”, caro il nostro Vice Sindaco. Se poi questi sono i risultati del “malessere politico” crediamo debba per lo meno ritirarsi a riflettere sul fatto che questo malessere si sta creando ad arte con la complicità di un assessore regionale che spesso è stato ospitato dalla nostra amministrazione. Anche in questo caso ci basta leggere le parole di censura del sindaco Tosi riguardo tale pensiero, senza quindi doverci inoltrare sulla volontà di rivisitare momenti storici quali la caduta del muro di Berlino, piuttosto che la festa di LIBERAZIONE del 25 Aprile, piuttosto che etc. etc.. I risultati sono questi? Noi siamo qui per guardare al futuro coscienti delle esperienze del passato, e non per rivisitare il passato per farlo tornare nel futuro.

venerdì 6 maggio 2011

...e un lieto evento!


Dopo quasi nove mesi d'attesa, ieri sera è nata Chiara Massignani (si fanno sempre attendere 'ste donne!).
I nostri vivissimi complimenti alla mamma Maria, in primis, e anche (ma se li merita? :-D ) al papà Michele.

Benvenuta Chiara!

mercoledì 4 maggio 2011

Addio Claudio

Progetto Civico per Brendola saluta un caro amico che ci è stato vicino nel cammino di crescita del gruppo.
Le nostre più sentite condoglianze alla Famiglia e ai parenti tutti.

martedì 5 aprile 2011

...fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare.


Ecco un articolo che merita tantissimo.
Il problema vero che non viene mai affrontato.
Buona lettura!

Da qui

I lavori che gli italiani "non vogliono più fare", o la paga che non vogliono (ancora) prendere?

Questa storia la sento fin dalle prime ondate di immigrazione in Italia, intorno alla fine degli anni '80 (ricordate i filippini? e i polacchi?). "Fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare"  era un'osservazione che forse aveva un qualche senso, in un Paese pieno di laureati che riuscivano a trovare lavoro, ben pagato, o che erano ancora in grado di avviare con qualche sacrificio un'attività professionale o imprenditoriale. Chi aveva più voglia di programmarsi un futuro come muratore, bracciante, domestica, sguattero di cucina? Molto meglio, anche nei casi di scolarità più bassa, andare in fabbrica.

Oggi questa affermazione suona molto più sciocca ed è completamente priva di significato. La verità è che gli stranieri sono quelli che prendono le paghe che gli italiani non vogliono rassegnarsi a prendere. Raccogliere pomodori a 15 euro al giorno? Per farsi bastare una paga simile occorrono precisi requisiti: vivere in venti persone in una cantina senza servizi igienici, mangiare quel che si trova, avere come unico mezzo di trasporto il furgone del caporale.
Agli italiani mancano appunto questi requisiti fondamentali. L'italiano avrebbe l'esosa pretesa di almeno una camera ammobiliata, due pasti caldi, un'auto usata, la domenica libera, e per potergli concedere questi lussi da basso impero bisogna pagarlo almeno 40 euro al giorno. La trattativa è nulla ancora prima di cominciare, sarem mica matti a strapagare la gente.

La percezione di molti è quindi corretta: "Gli stranieri ci portano via il lavoro", sento dire da padri di famiglia di periferia che fino a ieri facevano i muratori e ora stanno a spasso, mentre il rumeno ha preso il loro posto. Questi signori farebbero i muratori più che volentieri, sapete, anche se sono italiani: ma non a 20 euro al giorno in nero. Il rumeno prende la paga che gli italiani non possono prendere. O meglio: tanti italiani la prendono già, negli scantinati dei terzisti napoletani, nei negozi del centro di Roma, nei call center al nord. Ma almeno riescono a stare al caldo d'inverno e magari seduti.

Forse è per questo che i migranti li hanno portati tutti in Puglia, in tendopoli da dove si può agevolmente scappare: fuori dalla tendopoli ci sono già file di furgoni di caporali a fauci spalancate, pronti ad inghiottire chi non ha una meta all'estero. E' così che va avanti questa disastrata economia: braccia semigratuite consegnate deliberatamente dalla politica alla malavita che le sfrutta.

Ora, personalmente vedrei solo due vie di uscita per finirla con questo stato di cose: o gli italiani, non trovando più neppure il call center, finiscono nei campi di pomodori a 15 euro al giorno, oppure si costringe chiunque dia un lavoro a chiunque, a pagare con busta paga sindacale. Quest'ultima ipotesi mostrerebbe come magicamente tanti italiani sarebbero disposti eccome a fare i braccianti o gli sguatteri o i muratori, a mille euro al mese. Ma il problema dei salari è l'elefante nella stanza: quando si tratta di extracomunitari, si parla di tutto meno che di questo, anche se proprio questo è il punto saliente.

La prima soluzione, invece, è quella a cui inesorabilmente sembra spingerci questo andazzo. Tutti schiavi uguale, il paradiso del datore di lavoro.